lunedì 31 marzo 2008

Break


Assaporo il buon odore di un vecchio quaderno spapocchiato. Rileggo quando sentii il cervello in TILT e iniziai a urlare contro. I miei riflessi lentissimi, un'impazienza che montava, la frenesia nel mio stomaco. Il cervello che va in giro nel mio corpo e non sta mai al suo posto e nuovamente ore di viaggio su di me, ritorno traumatico da Al fayum al Cairo, dalla natura all'artifizio umano.
Domani mi aggiungerò alla massa di pellegrini che percorrono quotidianamente il cammino di Santiago de Compostela, quindi tra sentieri sterrati credo non scriverò per dei giorni. Un viaggio semplicemente per camminare e per il gusto d'avere delle vesciche che mai ho avuto.

domenica 30 marzo 2008

Bando ai preamboli



Oggi esplodono le immagini. La sequenza segue pedissequamente questi barlumi d’artificiose idee.

La settimana della cultura. Il museo d’arte moderna di Palermo è stranamente affollato, De Chirico fa il pienone. L’arte a pochi spiccioli.

Anche i locali di musica house sono colmi. Mi sono addentrata. NON perdonate l’intolleranza, non c’è motivo, ma non amo le discoteche. Mi sento un pesce fuor d’acqua o un leone in uno zoo, per cambiare un po’ la retorica. Sento solo profumi artificiali, gente che si strofina e ch’esprime il proprio “grezzume”, espressione che non individuerete nello Zingarelli, tipicamente palermitana, soggettiva, da cui i sinonimi tasciume, villanaggine, buzzume. Dall’etimo ”esser villano”, ovvero contadino, quindi uomo che in circostanze x si parava da facente parte dell’alta borghesia, ma riusciva “grezzo” proprio perché baggiano, troppo profumato, troppo gel, cattivo gusto nell’abbigliamento e anche se avesse avuto buon gusto non sarebbe stato all’altezza dell’andatura. Adesso il “grezzo” è anche il ragazzo con la cintura zebrata che va al politeama, o il tipo del borgo vecchio in canottiera e jeans stretti e acconciatura x. Le discoteche sono sovente popolate da buzzi e….sono un mistero. E non parlo delle figure misteriose di De Chirico che s’immergono nel pavimento.

A volte ucciderei gli uomini. Devono urinare e ti chiedono di tenergli il bicchiere, è come se mi chiedessi di reggerti il pisello. Non so, vuoi anche una pettinata?

I disegni poco raffinati di De Chirico sono più eleganti di quanto pensassi, in effetti.

L’accostamento c’è, anche se non lo apprezzerete.

Se non perdonate l’intolleranza, sarete anche voi degli intolleranti e ci ammazzeremmo tutti di botte. C’è sempre qualcuno che ha più pazienza.

La settimana della cultura dovrebbe essere l’anno della cultura. Per tutti. O per quelli che la capiscono e provano qualcosa ammirando un dipinto. Non tutte le arti, intendiamoci.

Quella contemporanea ad esempio mah!.

venerdì 28 marzo 2008

Elucubrations reflexions salvations


Non voglio tediarvi con litanie vomitate da uomo moderno quindi, colta da un raptus di lamentele tedesche, e dall'ispirazione di un pablo neruda amareggiato (che poi lui non lo é mai), ho scelto di lasciare le mie dita riposare per qualche giorno e riproporvi un bel bianco e nero che non dovrebbe mancare mai. Grossi salsicciotti che fingono di cantare metal, occhi che si socchiudono e si sbarrano ricordano un Malcom Mcdowell agli inizi in Arancia Meccanica, torte savoia setteveli mimosa cassata, e poi ancora stress per un colloquio ch'é sembrato un esame; é stupefacente quanto distorciamo la nostra immagine e ogni evento serva a mostrarci quanto sia sbagliato cosa crediamo di noi. Elucubrazioni post-adolescenziali.
E' facile acquistare sicurezza in noi. Perché mai continuare a chieder consigli a gente del cui giudizio possiamo fare a meno? E' sufficente farsi incalzare da un coglione che non ti guarda in faccia per ripescare incertezze idiote.
Ribadisco la senilità della sociologia, ma non sbagliò Bauman quando disse che non cerchiamo più cosa fare ma il modo in cui vivere.
Riflettete sulle ispirazioni che non avete più. Non cercate un'identità, ma una bella fetta di torta alla ricotta o, secondo i gusti alla crema.

giovedì 27 marzo 2008

sabato 22 marzo 2008

The beast


Ieri alle 4 di notte i miei amici mi hanno scarrozzato per Licata mentre ero sul tettuccio della macchina. Vodka su vodka. Arrivi a un punto che la gente ti parla. Ti dicono che il mondo non li capisce. Che hanno cambiato il loro modo di vedere le cose. Che la vita fa schifo. Che non sanno chi votare. Che sono soli. Che non sanno cosa fare. Che vogliono troppe cose impossibili.
E io li guardo e faccio dei cenni con la testa. Rido dentro.
Poi altri ti guardano e ti tirano per i capelli, fraintendono e continuano ad offrirti alcool. E tu sei così ubriaco e non capisci più niente. Diventi un animale. Sbatti dappertutto. Entri in un cesso dove c'é pipì per terra e ovunque. Guardi la gente come fosse acqua. Quando t'immergi non puoi più respirare. La gente che si specchia nelle vetrine per vedersi più bella. La gente che si tocca perché ha voglia di sesso.
E non pensi, non agisci, solo ti muovi come una bestia che si scorna.
Non vedi niente, solo colori rossi e neri e anche un pochetto di blu.
Senti l'odore della libertà, il sapore della violenza. Leggera e irresponsabile. Godo.

"dolcemente viaggiare rallentare per poi accelerare con un ritmo fluente di vita nel cuore gentilmente senza strappi al motore. E tornare a viaggiare e di notte con i fari illuminare chiaramente la strada per saper dove andare"

mercoledì 19 marzo 2008

Basta


Smettete di pubblicare le foto dei tibetani straziati come fossero agnellini. Non lo sopporto più.

martedì 18 marzo 2008

Università-cimitero



Domani mi laureo ed entro anch'io nel mondo della disoccupazione. Non comprendo tutta st'emozione. La gente muore in Tibet e io mi dovrei eccitare per una laurea triennale. Sarà il mio ultimo esame a Palermo. E' una promessa a me stessa, e anche a te, stronzona che abiti in Via Salso. Torte, confetti,vestiti, cerimonie, ristoranti. Che palle le cerimonie.
So benissimo che modelliamo le nostre città a nostro piacere. Ma voglio incontrare gente che pensa. Voglio leggere un libro e ragionarci un po'.

Io non mantengo le promesse. Cioé. Nel senso che se devo promettere di non tagliarmi i capelli fino alla laurea potrei anche farlo, ma per le promesse serie...zté... Domani diventerò dottoressa e qualcuno mi darà del lei. Che schifo. Siamo tutti nati dalla stessa merda no?

Ehi tu, dammi una definizione di voglia di vivere.

lunedì 17 marzo 2008

Eppur si muove


Oggi ho avuto ripetutamente dei problemi ad introdurre le chiavi nella serratura. In quella di casa, del portone e del motorino. Significherà qualcosa? La fine del mondo? Bisogno d'evadere?
Capirlo o meno non fa differenza. Tanto nulla cambia. La psicologia é un fallimento, ha la stessa validità dello sciamanismo. I giornalisti campano alle spalle degli incidenti, gli psicologi alle spalle dei pazienti, non parliamo degli avvocati. Gli unici a cui m'inchino sono ingegneri e fisici.
Io mi darò alla dottrina. Dopo aver ingurgitato chili e chili di tiramisù, il mio contro-prozac.
La noia assale l'essere umano. Quando Camus descrisse l'orribile coscienza dell'uomo, era annoiato e ci ha azzeccato.

domenica 16 marzo 2008

Co nascia tunnu un po moriri quatratu


Suli unni vittu, stesu tuttu u iornu dintra. Un vidu l'ura d'iriminni. Aia bisognu di turnari ni mia. Sugnu tutta cuntenta che vena a pasqua. Unn'aiu nenti a diri, sugnu stanca di sta vita. Sugnu stanca di sta genti. Aggiriddaaaaaaaa. Lassatimi sula ca sula vogliu moriri.

...coi baffi allineati e le code attorcigliate...

Tutta colpa della televisione


Talvolta ho un sentimento di sofferenza infinita. Quando mi sento al centro dell’universo e sono un punto insignificante. Quando so che partirò, andrò in qualche altro posto e abbandonerò tutto ciò che ho costruito. O quando semplicemente lo sono per modus vivendi (momentaneo), perchè altre volte quando mi sveglio al mattino ho una gioia infinita. O quando mi masturbo il cervello rimuginando su certe situazioni e poi mi fermo. La morte e nient’altro.

Mia madre ha comprato un nuovo televisore. Lei non è mai stata in vena di cambiamenti; è il suo primo televisore dopo 27 anni. 999 euro a rate mensili, per indebitare il popolo italiano. 32 pollici. Schermo ultrapiatto al plasma. Di quelli che ti fanno pure il caffè. Mia madre compirà oggi ha compiuto 60 anni. Quando era bambina faceva le pulizie, cucinava, stirava. Poi si è sposata ed è diventata casalinga. Ancora una volta. Ha paura di ogni cambiamento ed il suo unico contatto con il mondo esterno è la televisione. Sempre accesa, per non farla sentire sola, la fa vivere. Lei partecipa a tutto: si commuove quando guarda un telegiornale, maledice il Berlusca, guarda Sanremo, vota la sua Miss Italia preferita, balla quando trasmettono un revival di rock and roll anni ’50, critica Domenica In e i vestiti troppo succinti delle soubrettes. Ha messo questo nuovo televisore enorme in cucina, l’angolo della casa dove trascorre la maggior parte del suo tempo. Questo acquisto mi rende triste. Ho paura d’invecchiare e detesto i televisori, sono dei brutti oggetti.

Per non citare i messaggi subliminali. Io ormai non guardo più la televisione da quando sono approdata alla bella Palermo. 4 anni. Posso guardare soltanto eventi sportivi o programmi realmente taglienti e ironici, altrimenti non riuscirei a fissar uno schermo. Recalcitrante ed impaziente, soffro di problemi di concentrazione. Spesso quando qualcuno parla non riesco a seguirlo fino alla fine della frase,specialmente se ha una voce monotonica. Mi distraggo osservando un colore o qualcuno che corre. Dicono che sia un problema della nostra generazione, perché siamo attirati da troppe cose sin da bambini, e anche per la pubblicità credo. Mi rispondo sempre con queste motivazioni pseudosociologiche del cazzo, io. Per sentirmi più conforme agli altri e meno colpevole nei confronti del miserabile di turno che non ascolto ( la gente tediosa non la reggo proprio). Allora abbiamo bisogno di effetti speciali, e tentiamo di essere più originali e meno grigi. Americanate. È tutta colpa della televisione. E del televisore.

Leggo il pensiero “carina, si, ma poi guardala in bikini, dimmi se ha le smagliature e la cellulite. L’altra, bella, ma voglio vederla a 30 anni!”. Gli uomini giudicano le donne come delle vacche e alle donne piace; vanno in palestra e fanno la dieta. Siamo diventati dei pervertiti del sistema. E abbiamo guardato troppe puntate di Beverly Hills 90210. Volevo essere come Kelly, e credo che tutti i maschi desiderassero essere Dylan. E poi guardavo anche Non è la Rai. Ricordo le gare a chi era più brava a cantare in playback. Poi quando finiva il programma accendevo la radio, mi posizionavo davanti allo specchio e fingevo anch’io di cantare qualcosa, quindi mia sorella entrava puntualmente nella nostra camera a cambiare subito musica: mi costringeva ad ascoltare i Black Sabbath, Ozzy Osbourne o i Sepultura. In ogni modo, un giorno stimai che la televisione mi avesse deviato abbastanza e la spensi. Il televisore è la morte e nient’altro.

E poi sento dell’energia, dentro di me, attorno a me; ora non mi dire che ho letto troppa new age, s’il te plait. Ma intuisco potenziale, e quello che mi dà gioia è che non ho alcuna necessità d’utilizzarlo. È per questo motivo che la televisione, non mi ha mai affascinato. Perché tenta d’invadermi e di giocare l’energia e suo piacimento.

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Oggi ho scritto un sacco di numeri.

sabato 15 marzo 2008

venerdì 14 marzo 2008

Déjà vu



Ore 5. Un pomeriggio di Settembre. Torno dal mare. Attraverso il ponte Salso col motorino. Per strada nessuno. Nonostante la brezza, c’è troppo caldo e vado piano. Sembra che il tempo si sia fermato. Silenzio, solo il rumore del motore. Non è mezzogiorno di fuoco. Nessuna cantilena nella mia testa; ascolto. A destra c’è la foce del fiume, a sinistra la mia casetta verde. Mi giro sempre verso sinistra. Adesso stanno creando un altro villaggio vicino alla foce, dominata dalle gru. Le gru GRU, non gli uccelli.

Meno cinque giorni alla laurea.


mercoledì 12 marzo 2008

Odio le telecamere di via Maqueda

Ascoltiamo questa voce e prendiamo a calci le telecamere di tutto il mondo.
Il marsupio si si si.

martedì 11 marzo 2008


Stamane ti ho visto attraversare piazza Bologni con la tua giacca di velluto marrone e i capelli svolazzanti; ti sei girato a guardare il sole o forse la statua o forse il nulla e hai sorriso con quella bocca mezza aperta, che non si capisce mai se stai prendendo aria a pieni polmoni o se stai sbavando dietro qualcuno o stai ghignando.Ti ho lasciato nella tua gaiezza, perché so che con le mie paranoie al momento renderei pesante anche una piuma. E poi a me gli uccelli nemmeno piacciono.
Mercoledì prossimo mi laureo, sono nervosa e stressata perché ho troppe cose da fare. Da fare. DA FARE??? Ma siamo sicuri? E chi lo dice? E se smettessi di fare ciò che gli altri si aspettano da me? A me non me ne frega niente di sto diploma; non é questo ciò che mi renderà felice. Mamma, scusa se non prenderò 110 e lode, ma non sono fatta per studiare anche se sono arrivata sin qui.
Ecco da fare in ordine d'importanza:
  • comprare gli ultimi accessori per il vestito
  • intrattenere relazioni sociali per informare tout le monde
  • comprare confetti
  • prenotare ristorante e scegliere menù
  • tranquillizzare mia mamma
  • studiare e cercare di intavolare un discorso decente dinanzi la commissione per non fare "troppa mala figura".
  • ripassare inglese in vista del mio colloquio per lo stage
Quanta fatica! Stanotte non ho sognato niente, ho perso coscienza, svenuta asfissiata dall'acido di piedi delle gemelle del destino che hanno comprato le scarpe dai cinesi e non é colpa loro se poi gli puzzano così. Io lo dico sempre: quando paghi la qualità si vede.
Ehilà, voi due della foto, non v'arrabbiate, tanto nessuno legge.
E fu in quel momento che apparse Bart che scrive alla lavagna:
"Non pubblicherò più foto dei miei amici
Non copierò più la mia tesi di laurea
Non lascerò più caccole sui vestiti nuovi dei negozi più costosi
Non mangerò più una teglia di tiramisù da sola
Non sarò più infedele
Non vedrò mai più documentari su Chernobyl alle 9 del mattino ecc. ecc."

lunedì 10 marzo 2008

Lo spauracchio


Vi rendete conto quanto siamo inermi Vi rendete conto quanto siamo inermi? Quanto siamo piccoli? Quanto siamo indifesi? E soprattutto quanto vogliono farci sentire così? Se pago un servizio che non ricevo o ricevo in ritardo non posso che alzare le spalle. Allora “Mi manda Lubrano” ha un senso. Io lo vedevo sempre prima, adesso non è più lo stesso. Lubrano è Lubrano. Come un Lucano è un Lucano.

La mia coinquilina si è arrabbiata perché ha dovuto buttare due secchi d’acqua calda nel wc per scaricare uno stronzo enorme che placidamente si adagiava nel fondo del cesso. Ed ha chiesto a tutti chi fosse il colpevole. Ma dico io, che domande sono?

Oggi ho avuto una giornata un po' trash, volevo restare in tema.



sabato 8 marzo 2008

In my blood


C’ero anch’io stamattina tra i manifestanti. Nonostante questa festa sia d’origine comunista, le donne continuano ad essere oggetti sessuali e non dev’esser più così. Peccato che alla manifestazione ci fossero esclusivamente espressioni dei partiti di sinistra, in evidente campagna elettorale, e qualche collettivo, tra cui quello dell’ex carcere, che non fa mai mancare la parola “rivoluzione” sugli striscioni (un po’ atemporale), e il collettivo malefimmine, che sembra un gruppo di lesbiche assatanate e incazzate contro il mondo. Sono invece stata contenta d’incontrare la mia professoressa di Storia Moderna, Giovanna Fiume, che fa parte delle storiche italiane. Essere troppo precoci e farlo accettare al pubblico è la difficoltà dei geni.
A me le borchie non piacciono. Non fanno parte della nostra cultura. Non capisco la gente che le indossa. Proprio come non capisco quelli che si fanno i tatuaggi tribali di una tribù che non è la loro, i piercing e i dreads, senza sapere cosa significhino e per mostrarsi appartenenti ad una cultura che gli terrà sempre le porte sbarrate. A me piace Domenico Modugno.
Stanotte ho sognato ancora sangue. Questa volta era nella mia gola, tra i miei denti. Era sangue vivo, ancora fresco. Il mio. Tenevo la bocca aperta davanti allo specchio per guardarlo bene.

martedì 4 marzo 2008


Ho mal di testa. Non so cosa pensare, perché ho sempre la sensazione di chi non può smettere di farlo, e non riesce a prender una pausa. Pensare troppo fa male?

Solo quando smetti di prendere treni, ostelli passeggiate, risate, mangiate, dormite, puoi pensare un po’, forse meglio.

Ho un’ interpretazione un po’ distorta (secondo ciò che si può ritenere deviato o meno) delle relazioni umane; mi soffermo troppo sui rapporti di forza; ho talmente tanta paura che qualcuno mi sottometta, che sono io a farlo, a non perdere mai la lucidità, a far la voce grossa. Ma è giusto cercare l’equilibrio? Siamo esseri umani, viventi delle nostre passioni e dei nostri errori: chi l’ha detto che in medietas stat virtus? Quand’è che pensi troppo? Quando arrivi al suicidio come soluzione? O perdi tempo in circoli viziosi?

Il tempo gioca brutti scherzi.

Illusioni.

A volte ho la sensazione di non fare un Kazzo tutto il giorno, ma con l’insoddisfazione di chi non gode al massimo dello status di fannullone; allora pensi almeno d’ impiegare la tua energia in un po’ di studio malsano, ma non fai nemmeno quello. Il tempo che scorre inutilizzato ci assilla, perché sfortunatamente qualcuno ci ha scaraventato in un’epoca in cui tutto ciò che facciamo deve avere uno scopo. Non puoi essere inutile, devi produrre, lavorare, studiare o fare qualcosa, ma non puoi stare con le mani in mano, altrimenti sei un nullatenente, un parassita della società. L’importante è essere occupati, per non farci pensare, per essere grigi.

Credo che pensare troppo faccia male, a cosa non so; forse alle nostre vite in generale. L’etica è soggettiva, perciò quella che mi pongo è una domanda surreale. Forse pensare non fa mai male, se non resti in una dimensione troppo ideale, è produrre che snerva.

Ah!L’amour!...ti fa sospirare e respirare e pensare e fare un sacco di altre cose…e già!

In ogni modo, adesso vado a bere una bella tazza di latte caldo, ché ho lo stomaco sottosopra e ancora sono qui che kazzeggio a scrivere e a pensare troppo…e non so quali effetti possa generare…

lunedì 3 marzo 2008

Retaggi di sangue


La necessità di cambiare aria incombe. Un altro respiro. Più forte. Gli europei avranno un fiato più debole di quello degli africani. Queste mie perle di saggezza nascono dalle mie fondate ricerche scientifiche naturalmente... Non scrivo più post troppo lunghi, persino l’editoria sa di vendere i libri più piccoli, per noi distratti da mille corbellerie. Non che voglia commercializzare qualcosa, ma ci sarà pur un motivo se “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” vende ed è letto più de “I fratelli Karamàzov”. Ho bisogno di uno scossone. Fortunatamente la prossima settimana mi laureo.

Ecco, ho finito, sono stata breve. Così vi lascio rimirare lo sfondo di quest’immagine tratta dal film di Akira Kurosawa.

domenica 2 marzo 2008

ANIS - Cergy (Prix Constantin 2006)

Incredibile, 50 minuti di pubblicità!


Trattare della falsità è come andare a puttane: lo fa talmente tanta gente che non c’è più gusto della novità, ma è “qualcosa” che devi fare, di cui hai bisogno perché di qualcosa dovrai pur parlare, alla fine l'affronti e su qualcuno dovrai pur venire, e se ne parla così tanto della falsità che mi scoccia un po’ (farlo anch’io), ma oggi ancora una volta me ne stupisco.

È difficile stupirsi oggi; la mia è una generazione per nulla ingenua, che ha accesso facile a una smisurata quantità d’informazioni e per cui è più importante scegliere come arrivare ad un determinato traguardo piuttosto che scegliere il traguardo stesso. Tutto è già stato visto, chi si stupisce più? E di cosa?

Quando vidi per la prima volta nevicare, m' incollai per un paio d’ore alla finestra della cucina, con il naso sul vetro in attesa che i fiocchi diventassero più spessi e fitti e che tutto si ricoprisse di bianco; in attesa della luce. Non ho mai visto nevicare. L’anno passato sono andata in macchina a San Giuseppe Jato per curiosità, ma nulla di più. Nevicare mi stupisce.

E la falsità è un po’ come la neve: mi affascina più osservarla cadere, piuttosto che depositata sui tetti. Conosco qualcuno e dopo qualche mese o qualche anno potrei descriverlo disonesto o meno, ma soltanto quando assisto alle sue mascalzonate sgrano gli occhi. Siamo tutti dei piccoli San Tommaso: abbiamo bisogno delle dimostrazioni, come quando incontri al mercato il direttore che ti cucina un uovo fritto per dimostrarti quanto sia antiaderente la padella che ti vuol vendere. È l’odore dell’uovo che ci arresta, e l’uomo che si affanna a cucinarlo per te che ci convince. Oggi non basta neanche questo; quanto siamo diventati diffidenti per comprare una padella! Ancora una piccola distrazione. Ebbene, non è il lupo nero che mi affascina, ma il lupo nero che mangia la pecora. Oggi sono in vena di metafore pertinenti.

Al di là dei giudizi a vanvera. Ti capita di tuffarti in situazioni in cui pensi: “ma come ho potuto minimamente immaginare di avere qualcosa in comune con una persona del genere?” E poi, magari anni dopo, ti accorgi che talvolta hai agito allo stesso modo. Scagli la prima pietra chi non ha peccato. Ebbene non mi reputo di tale levatura morale d’accusare qualcuno del crimine di falsità. Inoltre ammetto che mi affascinano taluni contrasti maligni che convivono nello stesso carattere.

Beh, questo pomeriggio sono rimasta sbigottita della falsità. Ma come? Non so se ci si debba fare l’abitudine, ma io non la farò mai. Semplicemente noto che c’è gente che conduce la vita intera assumendo verità parziali per sé e per gli altri. Perché la necessità dell’autoinganno? Perché nonostante la sottile sensazione che stai dicendo una bugia a te stesso persisti? È proprio questa che fa sopravvivere i momenti fugaci che altro non possono essere. Per render magico ciò che altrimenti non sarebbe. Lo chiamo non guardarsi allo specchio la mattina, o guardarsi senza vergogna, non avere i coglioni, non essere uomo insomma. È complicato superare l’eredità di una famiglia patriarcale.

È anche ingarbugliarsi di convinzioni. Convinzione. Mi chiedo se la verità tanto sbandierata esista, e non insisto più di tanto, data la puttaneria di quest' argomento ritrito.

Mi affascinano i pregiudizi, i miei e degli altri. Sono la conferma che su taluni argomenti si ha già una posizione e non ci stupiamo più. Sono la conferma che meno conosciamo più ci stupiamo, più ci stupiamo più siamo entusiasti, stimolati e felici, e se la costituzione americana ha ragione ad affermare che abbiamo tutti diritto ad essere felici ed è questo il nostro scopo finale, ergo dobbiamo cercare di conoscere il meno possibile; mi correggo. La natura umana è curiosa, perciò dobbiamo cercare di conoscere il più possibile, ma il più lentamente possibile, assaporando i momenti di stupore. È una questione di tempo. Di ritmo. Senza fretta. Adesso vallo a dire a tutti quelli che dedicano tutta la loro vita a studiare come guadagnare tempo, per spostarsi più velocemente. Vallo a dire ai cinesi che lavorano 10 ore al giorno per produrre prima degli altri. Vallo a dire ai teorici del risparmio del tempo. Credo che si sentirebbero tutti presi in giro, e s’arrabbierebbero tanto. Ci sarebbe una rivoluzione.

Iniziamo a spargere la voce. Bisogna stupirsi di tutto. Alziamoci la mattina, miriamoci allo specchio ed esclamiamo tutti insieme: “ohhhh!”. Poi facciamo colazione con calma e guardiamo un po’ il cielo, meditativi. Ribelliamoci alle scadenze.

Osserva le azioni “false”, stupiscitene, gustale e comprendile bene perché le hai fatte anche tu, e stupisciti ancora della neve che cade.

sabato 1 marzo 2008

Saggezza popolare


Ieri siamo andati al laboratorio zeta (un centro sociale) e finì a schifìo. Dopo una parmigiana a casa di un’amica e un bel concertino metal, il grande lebosky mi avrebbe fatto un baffo. C’era più Nero d’avola in me che al Ballarò.

Sballottata in una cinquecento blu d’epoca con i sedili in pelle rossa, annusavo quasi l’aria leggera di qualche anno fa, se non fosse stato per il reggae e il vino pesante . Poi alla festa.

Ballare con gli uomini mi piace, per carità, ma devo sempre stare attenta ad ogni movimento ad ogni ambiguità. Con le donne è più divertente e rilassante. E poi si gioca a fare le modelle. Ma ieri ben due ragazze mi hanno detto “stai attenta che sono lesbica!” Alla fine della sagra, meglio ballare da sola, uscire da sola, fare tutto da sola. Ché tanto mia mamma dice “Nascisti sula e mori sula”.

E’ venerdì e nessuno mangia carne, ma io sento il profumo di una mortadella fresca e parlo degli spiedini alle mie coinquiline cattoliche che hanno appeso la foto di Padre Pio nel mio soggiorno, che sono inorridite. Il mio soggiorno ancora per due mesi Mio Dio. Ma come si fa. Appendi un planisfero. Appendi un paesaggio, appendi quello che vuoi tu, ma non Padre Pio. Open your mind, porcaccia la miseria.

Tra dieci giorni mi laureo e non ho ancora terminato di redigere la mia tesi. Ma che buffonata. Io non voglio spendere soldi per comprare il vestito, l’acconciatura e i confetti. Che schifo. Non si dice che schifo, immagina scriverlo, non si dice nemmeno mica. Ma il limite tra le cose che puoi o non puoi fare non è dato da un’amministrazione incompetente.
Non so se andare all'assemblea dei giovani della sinistra Arcobaleno. Sono così delusa.