giovedì 28 agosto 2008

Sun

il kit delle cose che ci fanno stare bene può stare dentro una valigia o dappertutto puoi portarlo con te... il mio mare è lì, e i miei gabbiani ogni mattina sentono un rumore e si alzano insieme... non importa che io sia lì a vedere la scena ogni volta, loro sono lì per me, e io sto bene a pensarci, di questo siamo fatti... mi spaventa un po' pensare quanto siano importanti i ricordi per me, però è bello lo stesso.. mi spaventa perché mi trovo alle volte a vivere le cose in funzione del ricordo che ne avrò... e questo un po' certe volte mi condiziona troppo ma sono fatta così.. è anche un po' di dostoevskij questo modo di vedere le cose, ma non credo sia un gran bene prenderlo come modello, è un po' troppo... stavo per dire che non è umano, ma la sua non umanità è ultraumanità, è dieci, è cento uomini insieme... sì, forse dosto era cento persone in una.
"il mondo è l'insieme dei fatti, non delle cose" lo ha detto quello stesso che "di tutto ciò di cui non si può parlare si deve tacere"... è uno che, mamma mia... non posso dire di conoscerlo perché forse non riuscirei, ma quelle piccole cose di lui che riesco a contenere... mamma mia... è wittgenstein... enniente...
eppoi, chessò..
quando parlo del cinema mi ci sento dentro... e il cinema lo vediamo e basta, e invece al mare ci entriamo dentro, e in tutte le altre cose pure... però mi sono persa dentro le scene del cinema da piccola forse, e quando stavo chiusa in bagno pensavo che era l'unico momento in cui non stavo facendo il film, cioè in cui gli altri non stavano a guardare quello che succedeva nella mia vita, e pensavo a volte che in tutti gli infiniti pianeti dell'universo ci fosse un pianeta per ognuno di noi, e in ognuno di questi si vivesse la tua storia guardandola come al cinema... tutto il tuo tempo era come compresso e proiettato per quegli abitanti lì, ma non una scena andava perduta... e contemporaneamente venivano proiettati, secondo le leggi di quel nuovo cinema alieno, che noi non conosciamo ancora come si fa a farlo, i miei pensieri e le mie azioni, magari in simultanea, magari su due schermi diversi, oppure i pensieri venivano collegati direttamente al cervello (cervello?) degli spettatori tramite uno spinotto che trovavano sulla poltrona, e le azioni (i fatti) li potevano seguire dallo schermo... insomma.. un'infanzia difficile... e meno male che non è mai finita, e che non mi sono mai del tutto convinta che fossero solo baggianate della fantasia del bambino che passa troppo tempo a giocare da sola... per questo quando parlo di cinema ne ho una visione un po' alterata...
la notte sceglie il giorno... mmh... chissà com'è.. forse è per quel desiderio di svegliarmi presto la mattina e lasciare entrare il sole nella mia stanza e nella mia giornata, e nelle ossa del bacino, e nel bacino sulle ossa...
Ho paura un po' dei miei repentini cambiamenti.

1 commento:

tommi ha detto...

bè allora ricambio lo scambio link, cara collega! spero che questo possa iniziare un reciproco scambio di rilfessioni e suggerimenti!
a presto,
tommi